Come funziona il certificato di origine per le merci usate

Avere le informazioni necessarie per creare un certificato di origine su merci usate è indispensabile se si lavora con il commercio internazionale in questo settore. Vale a dire nell’ambito della compravendita di oggetti che non hanno più un riferimento chiaro in termini di luogo produzione. Questo può sembrare un problema per chi deve organizzare una spedizione di vendita ma c’è una soluzione.

Infatti la creazione dei certificati di origine per merci usate non è impossibile o improbabile, rientra in quelle che sono le procedure particolari come quella relativa al certificato per parti di ricambio, lo smarrimento del documento con richiesta di duplicato e altri casi simili. Come procedere in queste situazioni? Bisogna affrontare il punto da una prospettiva differente, ecco la procedura:
Origine del problema con la merce usata
Cos’è il certificato di origine? Si tratta di un documento che certifica, agli organi competenti delle camere di commercio e delle dogane, il paese di origine di un bene commercializzato in un percorso internazionale.
Nella Comunità Europea non è necessario ma, ad esempio, in uno scambio tra aziende italiane e cinesi sì. Quando la merce è prodotta in un paese, o ha subito sul territorio una trasformazione sostanziale, acquisisce un’origine che accompagna il bene nel suo percorso.
“Nel caso sia trascorso molto tempo tra la data di produzione o importazione e quella di esportazione, è difficile provare l’origine delle merci in quanto, in genere, non sono più disponibili i documenti che ne dimostrino l’origine”.
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Con il commercio di beni usati può esserci una carenza di documenti storici, come il certificato di origine, che in qualche modo impedisce la spedizione e l’arrivo in determinati paesi. Ed è qui che entrano i gioco le soluzioni alternative.
Bisogna recupere l’origine del prodotto
Quindi, se il problema sostanziale con la certificazione della merce usata è l’assenza di documenti originali la soluzione proposta è quella di utilizzare dei sostituti. Come sottolinea il GUCE n. 141 dell’8/5/1997, citato dalla Camera di Commercio di Milano, ci sono diversi documenti e pareri che possono provare l’origine di un bene:
- Dichiarazioni del fabbricante.
- Dichiarazione di un operatore commerciale.
- Pareri di esperti legati al settore.
- Etichette situate sulle merci.
- Libretti di istruzione per l’uso.
Le dichiarazioni del fabbricante o di un altro operatore che può avere voce in capitolo per confermare l’origine di un bene devono essere rilasciate su carta intestata dell’azienda con relativa firma. Stesso discorso per quanto riguarda i pareri degli esperti che, ovviamente, devono avere rilevanza.
Per le etichette si può utilizzare una foto in grado di testimoniare la presenza di quell’elemento sul prodotto, mentre i libretti di uso e manutenzione si possono fotocopiare per testimoniare l’origine. Quanti documenti sostitutivi servono in questi casi? Ne basta uno.
Poi si procede con il certificato di origine
Una volta recuperato uno di questi elementi che porta all’origine della merce posso procedere con la richiesta del certificato. Si può fare semplicemente allegando il file alla richiesta, ma come procedere nello specifico? Per chi usa SpeedyCO, l’applicazione online della famiglia WebCO per richiedere il certificato di origine online, si procede con la richiesta e si allega a questo documento online la fattura di esportazione più uno dei documenti elencati nella lista. Vuoi maggiori informazioni su questo processo?

